Imperativo della previsione

La computazione ubiqua – per esempio l’Internet delle cose – è un apparato universalmente interconnesso con lo scopo di accrescere i profitti del capitalismo di sorveglianza, perché accumula in modo esponenziale il surplus comportamentale destinato alla realizzazione di prodotti predittivi.

network-782707_960_720

Sono infatti possibili strategie fondate sui principi di diversificazione dell’economia di scopo, dal momento che per i capitalisti di sorveglianza diventa possibile estendere il proprio approvigionameno di dati all’intera vita dei prosumer, compresa la loro intimità personale.

Su questa base è possibile configurare le macchine perché possano intervenire sui comportamenti e determinarli suggerendo, spingendo, dirigendo e così via – un caso evidente sono le notifiche relative alla possibilità di consusmo e di acquisto dei luoghi in cui si trova un utente profilato e geolocalizzato.

Il futuro non è soltanto predetto, ma viene predefinito.

“Possono cambiare le etichette, ma la visione è sempre quella: datazione, strumentazione, connessione, comunicazione e computazione costante e onnipresente di ogni cosa animata o inanimata, e di tutti i tipi di processi: naturale, psicologico, chimico, informatico, amministrativo, finanziario. L’attività che si svolge nel mondo reale è costantemente ricavata da telefoni, automobili, strade, case, negozi, corpi, alberi, edifici, aeroporti e città, e restituita al mondo virtuale, dove trova nuova vita fornendo dati pronti a essere trasformati in previsioni” (S. Zuboff)

5 commenti

Rispondi