Cultura dell’innovazione come disruption (cambiamento radicale di un’industria)

Brami e Cetarini indicano ed esemplicano un paradigma culturale che trova fondamento e criteri epistemogici nella concorrenza di mercato vittoriosa e che l’immaginario estende a campi come l’istruzione o la sanità, con l’aiuto dei PedagoGPT e dei PedaGoogle:

[Negli] anni Ottanta (….) l’industria discografica generava profitti immensi avendo cavalcato in modo ottimale il passaggio dal vinile alle musicassette e dalle musicassette ai compact disc. Allo scoccare degli anni Duemila, con l’avvento del digitale, ecco l’evento disruptive: nasce Napster, il primo sistema di condivisione di file peer-to-peer, che mette in crisi il tradizionale canale commerciale dell’industria del disco basato sulla distribuzione del supporto fisico in negozi specializzati o catene di elettronica. L’avventura di Napster, nonostante il larghissimo consenso degli utenti, durò solo due anni, colpita a morte dalle accuse di violazione di copyright portate davanti ai giudici dalle major discografiche. La sua esperienza aveva però fatto scuola, creando i presupposti per la nascita di altri programmi di filesharing basati su codice aperto come Kazaa, Morpheus ed eMule, che attirarono alla moda del peer-to-peer altri milioni di utenti. L’innovazione digitale è stata da un lato un volano incredibile per l’aumento della popolarità della musica e degli artisti, dall’altro ha reso obsoleto il tradizionale modello di business basato sulla distribuzione fisica del supporto musicale. Altri anni ancora sono dovuti passare perché, con l’invenzione dell’iPod e di iTunes a firma di Steve Jobs e il lancio di Spotify e di altre piattaforme di streaming, si affermasse il paradigma della musica liquida a pagamento, da fruire in modo personalizzato e on demand. Se guardiamo all’attuale numero di abbonati ai servizi musicali e di entertainment in formato completamente digitale, è immediato cogliere la portata di un cambiamento che ha rotto equilibri, consuetudini, rapporti di forza sul mercato. E dato ai consumatori maggiori opportunità di scelta. Lo stesso sta succedendo nel mondo finanziario, grazie alle fintech ((F. Brami – T. Cetarini, “Humantech. Costruire l’azienda intelligente mettendo insieme persone e algoritmi”)

Attualmente questa visione configura un’idea di progresso come dominio dello scenario tecnologico da parte di alcuni soggetti, mentre altri ne subiscono le conseguenze, con l’abbandono di ogni avanzamento dell’eguaglianza sociale.