Galloway riflette:
[Il software dà] grande importanza all’interfaccia, mentre l’interiorità conta molto poco, assumendo ovviamente che tutto sia online e al suo posto. Queste scatole nere hanno un essere puramente funzionale; non hanno essenze o nuclei trascendentali. (…) Il software è spesso descritto come avente vari livelli, come gli strati di una cipolla. Il software esiste come “codice sorgente”, un file di testo leggibile dall’uomo contenente comandi scritti in un linguaggio informatico come C++. Quando questo codice sorgente viene compilato, i comandi si traducono in codice leggibile dalla macchina chiamato applicazione eseguibile, costituito da operazioni di base che possono essere comprese dall’hardware della macchina. Questa applicazione crea una terza istanza di software, il “runtime”, quando il codice viene eseguito da un utente reale che interagisce con esso. Questi tre aspetti (sorgente, eseguibile e runtime) sono cruciali in qualsiasi tecnologia informatica. Ma qual è il più importante? L’interfaccia di runtime è spesso considerata primaria, perché è l’esperienza effettivamente esistente del software, in relazione a un utente. Tuttavia, da un punto di vista diverso, l’eseguibile è il momento determinante, poiché contiene i comandi effettivi necessari per il funzionamento del software. Ma, in terzo luogo, l’eseguibile è semplicemente il risultato di una compilazione del codice sorgente, che è quindi considerato essenziale, come la ricetta sta all’opera creata, o lo spartito musicale sta all’esecuzione. Quindi, affinché il codice “sorgente” possa funzionare, deve apparire in una forma in cui non è (l’eseguibile), solo per essere sperimentato in una terza forma completamente diversa dalle altre due (il runtime). Un aspetto si nasconde mentre un altro prende il controllo. Questa è quella che potremmo chiamare la logica occulta del software: il software si nasconde esattamente nel momento in cui si esprime più pienamente (…) La dinamica tra superficie e sorgente ha portato a movimenti sociali intorno al software open source, cioè un tipo di software in cui sia il codice sorgente che l’eseguibile sono messi a disposizione degli utenti. Eppure l’effetto superficiale del software è molto più insidioso di quanto possa sembrare. La logica della scatola nera è profonda. Ad esempio, lo stile di progettazione informatica noto come incapsulamento pervade quasi tutti i linguaggi informatici e gli ambienti di programmazione, indipendentemente dal fatto che il codice sia open source o meno. L’incapsulamento è una tecnica in base alla quale un ingegnere separa il codice in unità modulari specifiche, a volte chiamate oggetti o librerie, quindi fornisce un’interfaccia leggibile per l’uso da parte di altri (A. R. Galloway, “Uncomputable: Play and Politics In the Long Digital Age” – traduzione in proprio)