Bianchezza e intelligenza artificiale…

Il concetto di “whiteness” è legato allo sviluppo e all’implementazione dell’intelligenza artificiale (AI) in diversi modi. In primo luogo, l’AI è stata sviluppata in un contesto storico e sociale caratterizzato dalla supremazia bianca. Di conseguenza, l’AI ha ereditato e perpetuato i pregiudizi e le disuguaglianze presenti in quel contesto. Inoltre, l’AI, come la bianchezza, è spesso presentata come un concetto neutro e universale, mentre in realtà riflette una prospettiva specifica e parziale. I modelli di sé prodotti dall’AI sono spesso razzializzati, di genere e di classe, riflette ndo i pregiudizi dei suoi creatori. L’AI è stata utilizzata per rafforzare i sistemi di potere esistenti che perpetuano la supremazia bianca, come il complesso carcerario industriale. I cosiddetti “esperti critici dell’AI”, pur utilizzando un linguaggio progressista, spesso finiscono per rafforzare questi sistemi attraverso ciò che viene definito come “logica carceraria positiva”. L’AI, come la bianchezza, è malleabile e viene costantemente ridefinita per servire gli interessi imperiali e capitalistici. Ciò è evidente nella retorica usata per promuovere l’AI, che spesso si basa su immagini razziali e narrative colonialiste. La natura nebulosa dell’AI, come quella della bianchezza, la rende difficile da definire e sfidare. Tuttavia, è fondamentale riconoscere e affrontare il modo in cui l’AI riflette e rafforza la supremazia bianca per creare sistemi di intelligenza artificiale più equi e giusti (Fonte Y. Katz,”Artificial Whiteness: Politics and Ideology in Artificial Intelligence”, nucleo concettuale compilato da NotebookLM – supervisionato e accettato in coautorialità)