Neoliberismo applicato al corpo

La definizione è di Klein:

chi non è in forma (…) non ha il diritto di avere opinioni sulla salute e di chiedere (…) indicazioni e suggerimenti. Il messaggio della sanità pubblica, ovvero che tutti dovevamo sopportare qualche inconveniente per il bene della collettività, ha goduto del sostegno della maggioranza della popolazione. Tuttavia, non poteva conciliarsi con la vulgata dell’industria del wellness, secondo cui il singolo deve avere la totale gestione del proprio fisico – che è il solo modo per ottenere un vantaggio competitivo sugli altri. Chi non esercita questo controllo merita ciò che merita (…) Questa volontà di cancellare enormi fasce di umanità che sono considerate inferiori dalle narrazioni suprematiste è il collante più forte che unisce il mondo edulcorato e autocelebrativo del wellness femminile con l’universo dell’ultradestra di Bannon, che soffia sul fuoco istigando la caccia agli immigrati. (…) perché l’idea che dovremmo pensare e agire come una comunità coesa di corpi con esigenze e vulnerabilità diverse è in contrasto con il concetto base del capitalismo neoliberista: “Tu sei solo e hai la sorte che meriti, nel bene e nel male.” Anche se è in contraddizione con il dettato della cultura wellness neoliberista, ove avere la totale gestione del proprio corpo è l’unico modo per godere di un vantaggio competitivo sugli altri. Quindi, mettetevi al lavoro! (…) Questa è la narrazione evocata dalla cultura del benessere, che ha fatto proprio il concetto di “auto-ottimizzazione” degli informatici della Silicon Valley, a sua volta un sottoprodotto della cultura del personal branding che assilla così tanti giovani oggigiorno: ogni passo contato, ogni ora di sonno misurata, ogni pasto “pulito” consumato. Ed è questa combinazione che ha preparato il terreno per una riedizione dell’alleanza fascista/New Age degli anni trenta. L’idea che gli esseri umani possano e debbano essere “ottimizzati” offre il fianco a una visione del mondo fascista: se il cibo con cui vi nutrite è “pulito”, ciò implica che quello degli altri è “sporco”. Se siete sicuri di voi stessi in quanto il vostro sistema immunitario è forte, implica che gli altri non sono sicuri di loro stessi in quanto deboli. Se voi siete “ottimizzati”, gli altri sono – per definizione – “sub-ottimizzati”, ovvero difettosi, sacrificabili. Si comprende quindi come mai alcuni importanti influencer anti-vax abbiano iniziato a definirsi “purosangue”, perché pensano che il loro sangue incontaminato sia una protezione (per non parlare dell’agghiacciante sfumatura suprematista che risuona nella parola). (…) i “diagonalisti” (…) hanno sistematicamente rifiutato misure di prevenzione semplici e sicure per evitare che un virus altamente infettivo decimasse i membri più vulnerabili delle nostre comunità: i malati, i disabili, gli immunodepressi, gli anziani. Abbattere il “gregge” formato dai membri più deboli per rafforzare il patrimonio genetico di una comunità è l’obiettivo dell’eugenetica. Ed è quello che, in qualche modo, è avvenuto. Negli Stati Uniti i tre quarti delle ottocentomila persone morte nella prima ondata di COVID avevano più di sessantacinque anni. Inoltre, secondo un’analisi condotta dalla Poor People’s Campaign, le persone che vivevano nelle contee più povere degli Stati Uniti hanno avuto un tasso di mortalità quasi doppio rispetto a chi viveva in quelle ricche. E, ancora, a causa della variante Delta le prime sono decedute con una percentuale cinque volte superiore rispetto alle seconde. Questi numeri raccontano quello che è avvenuto a seguito della pandemia come una “guerra di classe”. (N.Klein, “Doppio. Il mio viaggio nel mondo specchio”)