Insegnanti imprenditori

Originariamente coniata per gli insegnanti che rivendono prodotti didattici sui mercati educativi statunitensi del web, come Teachers Pay Teachers, TES e Houghton Mifflin Marketplace, la categoria concettuale può ormai essere estesa a comprendere anche altre tipologie di docenti che utilizzano la rete per la condivisione di beni e servizi digitali in cambio di denaro, ottenuto direttamente o indirettamente con i meccanismi premianti degli store del capitalismo cibernetico e del mercato dell’attenzione. Tra le caratteristiche più evidenti il sensazionalismo didattico e la speculazione lessicale. Ma anche evoluzione continua e adattamento alle esigenze dei potenziali clienti e la creazione di veri e propri brand personali, a cui si aggiungono lessico attitudinale accentuato (l’interesse di chi realizza si trasfigura sempre in passione) e polarità totalmente positiva (gli oggetti realizzati sono sempre “accattivanti”, ovvero riducono in cattività emotiva e cognitiva).

Gli insegnanti-imprenditori incarnano insomma la scelta di

svolgere un lavoro all’interno del mercato che crei un bene sociale. Il potere del neoliberismo, e in particolare del neoliberismo progressista nelle scuole, è che all’interno della sua logica le scelte etiche degli individui diventano vincolate al mercato, cosicché nel perseguire la bontà, alla fine rafforzano il capitalismo. (Rachel Ranschaert, Ajay Sharma, Ruth Harman, “Teachers as Superheroes. Ethical Jeopardy and Progressive Neoliberalism“)