Nuntio vobis…

Nasce Google Workspace: “Un’unica suite di prodotti con tutti i migliori strumenti”, come da autoincensamento sulla pagina d’accesso, che afferma anche che “collaborare immensamente più facile”. N.B.: collaborare non cooperare. Il modello è solo apparentemente orizzontale, perché la condivisione negli spazi di lavoro recintati prevede in realtà gerarchie molto precise, amministratori e autorizzazioni.

Del resto, sia la configurazione iniziale sia gli interventi successivi delle interfacce dei grandi player della rete non sono certo il frutto di negoziazione o di apertura nei confronti degli utenti. Applicano piuttosto il principio competitivo e selettivo della disruption, sono il frutto del monitoraggio macchinico dei comportamenti messi in atto dai possessori di permesso di soggiorno digitale e consistono in modifiche volte a perfezionare le interfacce in funzione degli obiettivi strategici del capitalismo di sorveglianza: estrazione, predizione, condizionamento.

E, nel caso dell’istruzione, egemonia operativa e culturale, già così potente da riuscire a spacciare le skills adattive imposte dal default power delle piattaforme per indispensabili competenze digitali.

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