Displaced mediators (mediatori “dislocati”)

Agenti culturali e sociali – individuali e collettivi, organizzati e informali – che hanno proceduto (spesso inconsapevolmente) alla legittimazione della platform society come luogo e strumento di innovazione positiva: nel loro approccio retorico e nel loro stotytelling l’egemonia anarco-capitalista e neo-liberista diventa  progresso e democrazia; i rapporti di classe divengono modalità irrinunciabili di consumo; la tendenza al monopolio delle piattaforme estrattive  è invece spacciata per partecipazione “social”.

Il concetto richiama, rovesciandone in parte il senso, quello di “rivenditori di seconda mano delle idee“, di von Hayek:

“giornalisti, insegnanti, sacerdoti, conferenzieri, pubblicisti, commentatori radio, narratori, disegnatori di cartoni animati, e artisti e tutti coloro che padroneggiano la tecnica di trasmettere le idee ma sono di solito dilettanti per tutto quel che riguarda la sostanza di ciò che trasmettono. Questa classe include molti professionisti e tecnici, come gli scienziati e i medici, che attraverso i loro rapporti con le parole scritte diventano portatori di nuove idee al di fuori del proprio campo, e sono ascoltati con rispetto dagli altri. C’è molto poco che una persona ordinaria di oggi impara su eventi e su idee che non sia mediato da questa classe”

Appartengono a questo insieme la gran parte dell’attività del MIUR per la cosiddetta “scuola digitale” e/o la mitologia dei nativi digitali.

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