Indifferenza radicale

Il potere strumentalizzante esercitato dal capitalismo di sorveglianza considera le attività umane esclusivamente come comportamenti computazionabili e attivabili per i propri fini di profitto, basato sulla predizione e sul condizionamento.

Per questa ragione, è totalmente disinteressato al senso e al significato psicologici, etici, civili di ciò che taskifica e misura per i suoi scopi.

I canoni della conoscenza del capitalismo di sorveglianza si fondano cioè su un atteggiamento di indifferenza radicale (Zuboff), in cui tutti i comportamenti sono considerati equivalenti, in quanto materia prima e prodotto di processi di mercificazione.

Le fake news, la diffusione dell’odio e analoghi altri processi sono quindi non un incidente di percorso, ma forme di comunicazione particolarmente feconde sul piano della profilazione degli utenti.

Per questa ragione appaiono ingenue e impotenti le posizioni neo-illuministe di chi considera cultura e istruzione come antidoti a ciò che è in realtà un problema di economia politica e un modello di società.

L’indifferenza radicale subordina la veridicità e l’integrità di notizie e informazioni per privilegiare l’estrazione di surplus comportamentale, le previsioni e la manipolazione; questo processo favorisce coloro che sono interessati alla disinformazione e alla corruzione dell’insieme delle conoscenze.

Come precisa da Empoli

(…) dato che i social network sono, (…) puri veicoli commerciali, non sono attrezzati, né hanno il minimo interesse a impedire le derive e gli abusi in questo campo.

L’unica cosa che interessa loro è l’engagement, il tempo che ciascun utente trascorre sulla piattaforma. Che questo valore cresca bombardandolo di poesie di Rainer Maria Rilke o di fake news antisemite, a Facebook è del tutto indifferente. Anzi, dato che il suo business model si basa sul non essere un organo di informazione, altrimenti dovrebbe rispondere in sede giudiziaria dei contenuti che pubblica, la piattaforma deve ad ogni costo mantenersi neutra. Per Facebook, Rilke e i negazionisti pari sono e pari devono rimanere, altrimenti crollerebbe l’intero edificio sul quale si fonda l’impero di Zuckerberg.

Secondo: in presenza di questa macchina, le campagne elettorali diventano sempre più guerre tra software, nell’ambito delle quali schieramenti opposti si combattono, con armi convenzionali (messaggi in chiaro e informazioni veritiere) e non convenzionali (manipolazioni e fake news), allo scopo di ottenere due risultati: moltiplicare e mobilitare i propri sostenitori; smobilitare quelli degli altri.

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